GIORNO #28

Sembra impossibile ma sono già passate quattro settimane dalla prima volta che, dopo tempo immemore, ho rimesso la sveglia presto per piantarmi davanti al computer prima da casa e poi dall’ufficio. Quattro settimane in cui ho recuperato, se non un’economia economica, un’utilità sociale che vada oltre lo stendere i panni, preparare il pranzo e fare le pulizie – operazioni importanti anche queste, dalle quali non sono stata esentata completamente nel frattempo (al massimo alleggerita perché passo meno tempo tra le mura di casa).

Quattro settimane in cui ho conosciuto persone, scritto slogan, programmato post, imparato a conoscere nuovi contesti, conquistato la fiducia (almeno una piccola parte) di chi mi ha dato una possibilità, frequentato posti nuovi, stabilito piccole routine, scribacchiato e schizzato mezzi sgorbi sul mio blocco monolitico della conoscenza lavorativa, la Moleskine grande a righe, riso da sola davanti allo schermo per motivi incomprensibili agli altri e piano piano, insieme a loro nonostante la mia naturale incapacità a capire le battute.

Il fatto che il tempo sia letteralmente volato può voler dire due cose:

1. che mi sono divertita – e si sa che quando stai bene il tempo passa più in fretta;

2. che ho imparato a dare meno peso al lavoro e ad inquadrarlo come parte di un disegno generale che è la mia vita.

Sono una super ansiosa e pertanto credo poco nella seconda ipotesi; mi viene più facile credere alla prima perché, vabbè l’orario ridotto, ma  davvero le giornate mi sono passate via con leggerezza, tutto sommato. Certo, lo smessaggiamento folle con la para-capa ogni tanto mi ha disorientato ma col tempo ho imparato a vederlo per quel che è: un tentativo, a volte efficace altre no, di fermare i pensieri che le passano per la testa senza la pretesa che io stia sempre lì a risponderle punto su punto (quella è piuttosto una mia deriva psicopatologica).

Ho imparato a essere un po’ meno misantropa e col tempo conto di diventare anche meno gufo: tutto quello che mi serve è continuare così, a fare quello che faccio possibilmente con le persone con cui lo sto facendo.

Ora ci vorrebbe qualcuno a cui indirizzare la mia letterina… Che ne so, un Babbo Pirella che vive al Copy Nord, che tutto vede e tutto comprende, anche le mie paturnie da stagista-stanca-di-essere-stagista.

Caro Babbo Pirella,

non ti chiedo il posto della vita in una mega agenzia a Milàn: te lo dissi che ero una contadinotta e che sarei rimasta in provincia; come vedi sono stata di parola. Vorrei avere solo la possibilità di tenere accesa una piccola fiammella creativa anche in mezzo alle giornate piene di scartoffie e lavori noiosi da fare con più urgenza. Una piccola oasi di pace tipo canottino gonfiabile che galleggia in un mare d’inchiostro.

Puoi fare questo per me, Babbo Pirella? Infondere un po’ di ottimismo ai miei superiori che dovranno decidere se tenermi in tempi bui come questi e soprattutto a me che tendo sempre a sminuire quelle due cose che so fare, cioè scrivere e… L’altra ancora non l’ho messa bene a fuoco ma non stiamo qua a sindacare?

Grazie tante, comunque vada.

Serena

Anche pensando all’agenzia, adesso che la fine di questa esperienza è alle porte, mi viene da dire lo stesso: comunque vada, grazie tante.

Annunci

2 pensieri su “GIORNO #28

  1. In bocca al lupo, da un’altra copy di provincia, contadinotta inside (anche un po’ outside in realtà). Ci siamo conosciute al corso yummy di Bologna.
    Ma com’è finita? o meglio, com’è continuata?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...