GIORNO #27 (e #26)

Apro il post con l’annuncio di un obiettivo minimo raggiunto: riuscire a programmare i post del weekend venerdì al lavoro. Grande fonte di soddisfazione visto e considerato il tipo di supporto che continua ad accompagnarmi nell’impresa: il caro bradiportatile, che in mia assenza ha ben pensato di andare in blocco costringendo così il legittimo proprietario ad un backup che ha spazzato via il mio utente, con conseguenti collegamenti a cartelle sincronizzate e quant’altro. Ho vagonate di cartelle doppione sparse nella terra di nessuno “Documenti” che non so come farò a selezionare e riordinare ma vabè, si prosegue.

Il bradiportatile però continua a portare avanti atteggiamenti schizofrenici quali l’apertura e la chiusura di programmi  per iniziativa privata. Questi svarioni mi lasciano dei vuoti temporali di durata imprevedibile che, se non altro, mi permettono di socializzare con il resto dell’ufficio. Abbiamo avuto modo di parlare di musica e di sfotterci un po’ l’un l’altro; addirittura ho ricevuto una matita troppo bellina con una bamboccetta piantata su un’estremità (per capire cos’è una bamboccetta, che non tutti parlano lingue demenziali, vedi foto a fine post).

Ooommioddio, ho pensato, adesso piangio, come diceva mia cugina da piccola. La mia commozione è stata accolta con un “ahahahah, che angoscia” che trovo in fondo molto appropriato: NON CI SI PUÒ COMMUOVERE PER UNA MATITA, SERENA. Eppure a me questi gesti danno sempre un gran calore, una sensazione di casa e di appartenenza che poi te la senti tipo rospone in gola ogni volta che devi radunare i tuoi quattro stracci e cambiar bottega.

Questo perché ovviamente [momento violino] la mia testa ha già deciso che non mi confermeranno, che qualcosa non andrà bene, che dovrò venire a patti con le mie aspettative e che dal confronto sarò io ad uscire ammaccata. Sarà forse perché, a quasi quattro anni dalla mia laurea, la cosa più cool da me raggiunta sono state le mensilità del contratto a tempo determinato (molto determinato, 3 mesi dopo 6 di stage) e quindi non mi lascio mai andare a sogni di gloria.

Bilancio delle giornate: ho trascorso una giornata intera senza ricevere sms o chiamate di lavoro, segno che ho fatto bene ciò che dovevo. E questo m’infonde un minimo di serenità in vista dello sprint finale.

Morale: Medio, che è pur sempre qualcosa rispetto al baratro dei gironi scorsi (ho saltato un post, segno nefasto).

Insegnamento dei 2 giorni: con una buona programmazione del lavoro si campa meglio, nonostante il bradiportatile. E quando lui decide di mettersi di traverso, trasforma il limite in opportunità (ho dovuto correggere quest’ultima parola, avevo scritto possortunità. Molto bene, Freud).

 

la matita con la bamboccetta

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