GIORNO #24

Oggi, con mia somma soddisfazione, ho vissuto una giornata da vero copywriter.

Ho avuto l’opportunità di redigere i contenuti per un sito – è mmmmmeraviglioso avere di fianco una programmatrice che si occupa di tutta la parte rognosa e che ha solo bisogno di testi belli e pronti per il caricamento! – ed il sito riguarda l’evento che già gestisco tramite social, peraltro organizzato in zona; una specie di sistema virtuoso in cui ho la fortuna di capire di che cosa sto parlando da diversi punti di vista e che mi fa quindi comporre in modo più spedito.

Ho usato un verbo forse insolito, comporre, che si addice di più alla poesia o alla musica ma è così che funziona nella mia testa: quando scrivo il filo del discorso disegna traiettorie invisibili che seguo danzando con le mie dita cicciotte sulla tastiera e si alza in automatico il volume di una musica interiore che mi allontana dal resto del mondo e che mi fa concentrare; tutte le volte che non ho raggiunto questo distacco creativo mentalmente l’ho ricreato artificialmente mettendomi le cuffie ma, ora come ora, non so come la pensano in merito.

O meglio, la musica già aleggia indisturbata nell’aria ma è vista come una cosa da grafici, come se la scrittura non fosse anch’essa una forma di creatività. Forse sono io che ho il cervello a compartimenti stagni e riesco a scrivere anche con un sottofondo musicale, magari ad altri dà fastidio… Eppure in alcune riviste vengono citati i brani che ispirano la stesura di ogni pezzo, quindi non sarà solo una cosa comune, farà anche figo. Bah.

In ogni caso mi ha incuriosito notare che il tempo stimato per la scrittura dai miei colleghi è minimo. Non avevo avuto il tempo di ricevere le consegne ed iniziare a documentarmi raccogliendo materiale che già mi avevano chiesto “Fatto qualcosa?”. Sembrava Art Attack. Forse esigo troppo dai miei scritti ma temo molto le penalizzazioni che Google infligge a chi duplica i contenuti, quindi cerco sempre di rielaborare le informazioni in mio possesso.

Altra mini-esperienza frustrante: dover elaborare un paio di slogan per prodotti su cui c’è poco da dire; un classico. In questa occasione ho avvertito più chiaramente il fatto di essere fuori allenamento, perché pur cercando di scovare idee originali scarabocchiando mappe mentali (Pennamontata docet) non mi sono allontanata abbastanza dai campi semantici di riferimento e non sono quindi riuscita a buttare giù frasi “polifoniche”, che avessero al loro interno sinestesie (che mi piacciono tanto), giochi di parole (idem) o perlomeno un andamento circolare.

Domani almeno una delle due dovrà tassativamente prendere forma e la cosa mi preoccupa un po’: è come se, alla prima opportunità utile, io non mi dimostrassi pronta. So però che, a forzare il cervello, questo continuerà a partorire solo cose di una banalità galattica, quindi cercherò di lasciarmi ispirare da qualsiasi altra cosa incontrerò sul mio cammino prima di mettermi alla scrivania (ben poche, almeno quelle che realmente percepisco di prima mattina).

In tutto questo mi sono praticamente dimenticata di scrivere il post giornaliero sulla pagina che gestisco, altro piccolo passo falso rimediato nel pomeriggio senza grandi effetti collaterali che però non deve ripetersi, se voglio che mi siano concesse più frequentemente occasioni per liberare i campi di parole che mi ondeggiano dentro.

Bilancio della giornata: ho fatto il mio lavoro, il mio vero lavoro; non può essere una cattiva giornata.

Morale: buono, sarebbe stato ottimo se fossi stata fulminata da un’idea per quel maledetto slogan che scade domani.

Insegnamento del giorno: più che un vero insegnamento una conferma. La creatività da sola non basta, ci vuole metodo, continuo esercizio e voglia di migliorarsi sempre.

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