GIORNO #21

Sono ancora in pausa di riflessione, consapevole che non c’è una vera e propria riflessione da fare. C’è da decidere se portare a termine la missione o fermarsi. La seconda ipotesi mi spaventa più della prima, perché equivale a dare retta a quelle voci (interiori ed esteriori) che alla fine dei conti mi vogliono sempre passiva rispetto agli eventi, sempre negativa, sempre vittima.

Adesso che cerco di invertire questa tendenza parlando ecco che parlare diventa un pericolo. Non è comico?

Potrei allontanarmi quanto più possibile dalla realtà, astrarre i discorsi fino a renderli a malapena riconoscibili. Ma questo non sarebbe più raccontare un’esperienza, sarebbe raccontare una favola diversa ogni sera – ed il blog non era nato con questo spirito.

Se devo parlare non conosco mezze misure, nemmeno nei confronti di me stessa; non sono un prodotto da vendere, sono una persona che esperisce qualcosa e vuole ragionarci sopra scansando l’alone di santità che viene sempre riservato al lavoro e alle condizioni che lo caratterizzano. L’omertà di chi ha un posto da mantenere la rispetto ma io non sto mantenendo un bel niente. E se nemmeno alla fine del mese avrò guadagnato niente non sarà per un parametro così scemo come la lettura del diario di una stagista. O almeno spero, altrimenti siamo ridotti male.

 

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