GIORNO #19

Dormo prima? No, dormo e basta, scrivo domani, stasera gn’aaa faccio. No vabè, ho un patto con i lettori. Magari rimetto la sveglia tra un’ora. Magari poi non mi sveglio.

Eccomi, pimpante come un fagiano impallinato. Dov’eravamo rimasti? Già, alla succulenta cena a base di escargot rovinata magistralmente dal nefasto annuncio di una giornata lavorativa full time. Vado a dormire con un’ondata paurosa di acido e mi sveglio quattro ore e mezza dopo, fresca come una pisciata di gatto sullo zerbino di casa.

Raccatto i miei quattro stracci e mi catapulto in ufficio, dove la para-capa passerà a prendermi per (de)portarmi ad allestire la location che sarà teatro in serata dell’Evento Più Importante dell’Anno finché notte non mi separi dalle facoltà psicomotorie necessarie a ruzzolare a fondovalle (la location in questione è piuttosto arimpiccata, come si suol dire da queste parti).

Ovviamente in agenzia non c’è nessuno (chi vuoi che ci sia alle 8.30??) ma, AHAHAH, tutto era già stato deciso nella mente di Lei, che aveva segretamente stabilito di prendere soltanto UNA vittima sacrificale lasciando l’altra di vedetta davanti al pc; guardacaso la stronza puntuale sono io e grazie al… la cabala oggi faccio manovalanza. DAI CAZZO!

Armata di una piantina con la disposizione delle sedie e la loro suddivisione in settori mi incammino verso l’area da sistemare e capisco subito che il personale a mia disposizione (ragazzetti autoctoni sottratti all’ozio estivo) non si farà guidare così agevolmente da una gnoma dall’età indefinita per di più conciata come Goku (ma lo sanno ancora chi è o adesso guardano solo NarutoCazzuto? Oppure, peggio ancora, a 15-16 anni i cartoni non li guardano affatto?).

La predominanza maschia è tale che anche quel caprone del capo degli operai che montano il palco non appena mi vede esordisce con 2 minuti di urla della serie MA NOOO NON POTETE METTERE LE SEDIE QUI LE COSE NON SI FANNO IN QUESTO MODO IO DEVO PASSARE CON I MEZZI, provocazione alla quale io rispondo prima lanciando via il motivo dello sclero – numero 3 sedie lasciate in mezzo al passo a random in una piazza completamente sgombra – e scandendo poi con una calma inquietante “e se iniziamo così alle 8 e mezza di mattina non ci arriviamo alle 9 di sera”, cosa che placa immediatamente l’iracondo figuro.

La prima ora di lavoro scorre via bene, i ragazzetti sono freschi e si conoscono tra loro, quindi ridendo e scherzando si danno da fare. Io, che nella testa della para-capa dovrei sovrintendere ma in realtà impilo, posiziono, aggancio e pulisco sedie, capito in coppia con il ragazzetto belloccio di turno, che mentre mi spruzza di Vetril la sedia che poi io lustrerò a dovere, inizia a darmi uno spaccato raccapricciante delle nuove generazioni.

Prima di tutto ci tiene a farmi sapere che lui è l’unico del suo gruppo di amici a non avere una moto ma solo un misero scooter oltretutto ereditato da sua sorella, che quindi vive in condizioni disagiate e proibitive rispetto ai suoi coetanei; poi, forse incoraggiato dal fatto che non l’abbia interrotto con un delicato “sta’ zitto e lavora”, mi confida che la sua massima aspirazione scolastica è di non essere rimandato alla fine dell’anno, in modo da ricevere in premio una settimana di vacanza da solo con gli amici a Riccione in un hotel a pensione completa (un po’ come casa sua, dove mangia, dorme e gli lavano i panni, dice). Per il proprio futuro presagisce un’attività imprenditoriale da tipico italiano in California (io gli avevo suggerito un negozietto di tavole da surf, peccato), sogno assolutamente abbordabile in quanto lui è benestante.

Ma può uno sbarbatello definirsi benestante senza che io gli dia un calcio in faccia? Ma che parola è, sei scemo? Ma che cazzo dici a una persona che mò mò manco conosci?

Gli altri nel frattempo diventano irrequieti, vogliono andare in palestra/a scorrazzare in moto/a grattarsi/a morire ammazzati e iniziano ad ignorare le mie direttive o, peggio ancora, a rispondermi male.

Sono una persona garbata, tendo difficilmente a perdere le staffe in pubblico e a dare libero sfogo al lato oscuro del mio carattere ma se c’è una cosa che mi fa partire l’embolo è essere trattata da povera scema. In più la consapevolezza che questi galletti lampadati verranno retribuiti mentre io mi faccio un mazzo tanto e non ho la speranza di vedere il becco di un quattrino mi manda in bestia e dà voce a quelli che in un’altra giornata (o alle prese con ragazzetti più educati, anche) sarebbero stati solo dei rimbrotti a mezza bocca e arrivo a sentirmi dire che io sono lì per comandare, loro per eseguire, che se continuano ad avere qualcosa da ridire ad ogni mio comando farò stabilire i loro compensi in proporzione a come si sono comportati e che, invece di starsi a confrontare i pettorali sarebbe meglio disporre le sedie, GRAZIE. Nel frattempo mi danno anche del lei, particolare che non li aiuta di certo a scalfire la mia leadership.

Dopo 6 ore di lavoro non stop ho il permesso di tornare in ufficio per seguire la consegna dei premi (ingressi omaggio all’evento in questione) assegnati con i piccoli meccanismi di engagement via social nelle settimane precedenti. Si presenta solo un distinto signore che mi ringrazia per averlo spronato a partecipare alla serata grazie alla vincita del biglietto, perché senza di quello la sua pigrizia l’avrebbe portato a restare a casa nonostante il programma fosse di suo gradimento; questo mi ha fatto sentire utile, è come se per un momento il fatto di essere stato selezionato per un mini-regalo avesse dato a quella persona la sensazione di essere speciale. Allora il CRM folle alle 2 di notte non è andato completamente a vuoto. Chissà, probabilmente anche vedere il pubblico seduto in piazza che ascolta rapito le melodie in programma questa sera mi riempirebbe di felicità… Ma essere ingaggiata all’ultimo minuto per fare la hostess no. Quindi me ne sto rintanata in camera mia fino a domattina.

Bilancio della giornata: mi sono occupata di allestimento della location, comunicazione via social e attività di PR nei dintorni della location e in tutti e tre i casi è andata piuttosto bene. Not bad.

Morale: mah, credo alto nonostante lo squattrinamento, il divario generazionale con persone di appena 10 anni in meno di me e la schiena piegata in due manco fossi andata a zappare.

Insegnamento del giorno: se devo, so come comandare e rendere le persone felici (che detta così sembra la bio di una mistress sadomasochista). E il McDrive per la pausa pranzo delle 15.00 è stata una delle migliori intuizioni della giornata.

 

il mio meritatissimo pranzo

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